STRUMENTIVale ancora la pena comprare una GIBSON? Epiphone Inspired By Gibson
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VALE ANCORA LA PENA COMPRARE UNA GIBSON? EPIPHONE INSPIRED BY GIBSON

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Negli ultimi anni Epiphone ha alzato parecchio l’asticella e la serie Inspired by Gibson ne è probabilmente uno degli esempi più interessanti.

Oggi mettiamo a confronto due Les Paul concettualmente molto simili, ma separate da una differenza di prezzo enorme: una Epiphone Inspired by Gibson 1959 da poco più di 1.000 euro e una Gibson Custom Shop Murphy Lab 1958 che arriva a costare diverse volte tanto.

La domanda quindi viene spontanea: se una Epiphone offre ormai specifiche di questo livello, vale ancora la pena spendere tanto di più per una Gibson?

Una Epiphone da oltre 1.000 euro ha senso?

Siamo lontani dalle Epiphone da 500 o 600 euro alle quali siamo stati abituati per anni. Ma guardare solamente il prezzo rischia di essere fuorviante: bisogna capire cosa ci portiamo a casa.

La Inspired by Gibson 1959 riprende molto più fedelmente l’estetica delle sorelle Gibson, a partire finalmente dalla forma della paletta, ma soprattutto offre componentistica di livello decisamente superiore rispetto alle Epiphone tradizionali.

Uno degli esempi più evidenti sono i pickup Gibson Custombucker: non una versione Epiphone o un’alternativa economica, ma pickup Gibson di fascia alta.

Ed è proprio qui che questa chitarra comincia a diventare interessante: spendiamo poco più di 1.000 euro per uno strumento sul quale troviamo componenti che normalmente associamo a una fascia di prezzo ben superiore.

Stessi legni, almeno sulla carta

Le due chitarre seguono sostanzialmente la stessa ricetta: corpo e manico in mogano, top in acero e tastiera in palissandro.

Sulla Epiphone troviamo però un’impiallacciatura di acero figurato applicata sopra al vero top in acero. È principalmente una scelta estetica: permette di ottenere una marezzatura evidente senza dover utilizzare un intero top selezionato per la figura.

La Murphy Lab del video, paradossalmente, ha un acero molto meno appariscente.

Dire però che entrambe utilizzano mogano, acero e palissandro non significa necessariamente dire che i legni siano equivalenti. Specie, selezione, taglio, densità e caratteristiche del singolo pezzo possono cambiare notevolmente, e osservando le due chitarre alcune differenze diventano evidenti.

Sul manico della Murphy Lab, per esempio, troviamo una venatura particolarmente regolare e ben orientata. È uno di quei dettagli nei quali emerge il maggiore livello di selezione che ci si aspetta da uno strumento Custom Shop.

Hardware ed elettronica: le differenze si assottigliano

È probabilmente qui che l’Epiphone sorprende maggiormente.

Oltre ai pickup Gibson, troviamo potenziometri CTS, condensatori in stile Bumblebee e un wiring concettualmente molto simile a quello della Gibson.

Anche le meccaniche sono entrambe di impostazione vintage, sebbene marchiate diversamente.

Ci sono poi differenze nei dettagli: per esempio il capotasto e la costruzione della tastiera. La Murphy Lab riproduce anche particolari storici come i nibs del binding alle estremità dei tasti e utilizza fret relativamente sottili, coerenti con l’obiettivo di replicare una Les Paul della fine degli anni Cinquanta.

Ma osservando semplicemente la distinta dei componenti, il divario fra i due strumenti è molto meno impressionante di quanto possa suggerire quello sul cartellino del prezzo.

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Cos’è davvero il Murphy Lab?

Murphy Lab è la divisione del Gibson Custom Shop dedicata alla ricreazione dell’aspetto e delle caratteristiche delle Gibson vintage, con particolare attenzione ai processi di finitura e invecchiamento sviluppati attorno al lavoro di Tom Murphy.

La chitarra del video è una 1958 con un livello relativamente leggero di aging: la nitrocellulosa presenta il caratteristico checking, cioè le sottilissime crepe che compaiono naturalmente sulle vecchie finiture, senza arrivare alle zone fortemente consumate dei livelli di aging più estremi.

Il lavoro sulla finitura è impressionante dal punto di vista estetico.

Personalmente, però, sarei molto prudente nell’attribuire alla sola vernice differenze sonore importanti. Tra queste due chitarre c’è infatti un’altra differenza molto più macroscopica.

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La vera differenza? Quasi 1 kg di peso

Prendendo in mano le due chitarre la differenza è immediata.

La Epiphone del video si avvicina ai 5 kg, mentre la Murphy Lab si ferma intorno ai 3,8 kg.

Parliamo quindi di oltre un chilogrammo di differenza su due strumenti che condividono sostanzialmente la stessa architettura.

Ed è un dato interessante non soltanto per il comfort.

Suonandole da spente, le due chitarre hanno infatti comportamenti acustici chiaramente differenti: l’Epiphone risulta più brillante, mentre la Murphy Lab presenta una risposta diversa, che percepisco maggiormente concentrata sulle medie.

Attribuire questa differenza esclusivamente a pochi decimi di millimetro di finitura sarebbe quantomeno azzardato. Ci troviamo davanti a due corpi e due manici con caratteristiche fisiche molto differenti, nonostante sulla scheda tecnica leggiamo gli stessi nomi dei legni.

Cina contro Custom Shop USA

Arriviamo quindi inevitabilmente a uno dei motivi principali della differenza di prezzo.

La Epiphone viene prodotta in Cina attraverso un processo industrializzato capace ormai di raggiungere standard qualitativi molto elevati.

La Murphy Lab nasce invece nel Gibson Custom Shop negli Stati Uniti, all’interno di una linea estremamente specializzata. Cambiano il costo della manodopera, il tempo dedicato allo strumento, la selezione dei materiali, i controlli, le lavorazioni e naturalmente tutta la componente legata alla ricostruzione storica e all’aging.

Non stiamo quindi pagando solamente componenti migliori.

Stiamo pagando un processo produttivo completamente diverso.

Quindi vale ancora la pena comprare una Gibson?

Ed eccoci alla domanda iniziale.

La Epiphone Inspired by Gibson 1959 dimostra quanto sia diventato difficile giudicare una chitarra semplicemente dal marchio sulla paletta. Per poco più di 1.000 euro offre una costruzione Les Paul tradizionale, hardware di ottimo livello, elettronica estremamente interessante e persino pickup Gibson Custombucker.

La Murphy Lab aggiunge però elementi che non possono essere riassunti nella lista dei componenti: selezione dei legni, peso, finitura nitro, attenzione alla ricostruzione storica, aging e lavorazione Custom Shop, oltre naturalmente al fatto di essere una Gibson.

La vera domanda diventa quindi un’altra: quanto valgono queste differenze per voi?

Perché spendere quattro volte tanto non significa necessariamente ottenere quattro volte tanto in termini di suono o prestazioni. Salendo di fascia, una parte sempre maggiore del prezzo riguarda dettagli, selezione, lavorazioni, provenienza e caratteristiche che per alcuni musicisti possono essere fondamentali e per altri assolutamente secondarie.

Il confronto alla cieca

C’è però un ultimo elemento che nessuna scheda tecnica può raccontare: come suonano.

Per questo nel video ho registrato entrambe le chitarre nelle stesse condizioni, utilizzando gli stessi frammenti: un suono distorto con pickup al ponte e uno pulito con pickup al manico.

Ma non vi dirò quale state ascoltando.

Provate possibilmente con delle buone cuffie o dei monitor, scegliete semplicemente il suono che preferite e scrivetemi nei commenti quale secondo voi appartiene alla Gibson Murphy Lab e quale alla Epiphone Inspired by Gibson.

Nel prossimo video vi dirò qual era l’una e qual era l’altra.

Perché alla fine possiamo parlare per ore di legni, vernici, componenti e prezzi, ma una chitarra rimane prima di tutto uno strumento fatto per essere suonato.

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