STRUMENTIGibson Les Paul: Pro e Contro

GIBSON LES PAUL: PRO E CONTRO

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Gibson Les Paul: 5 cose che mi piacciono e 5 che non mi piacciono

La Gibson Les Paul è probabilmente una delle chitarre elettriche più riconoscibili della storia. È uno strumento iconico, con caratteristiche costruttive e sonore che hanno contribuito a definirne l’identità, ma questo non significa che sia perfetto.

Dopo tanti anni passati a lavorare sulle chitarre in laboratorio, ci sono alcuni aspetti della Les Paul che continuo ad apprezzare molto e altri che, soprattutto dal punto di vista del liutaio, avrei preferito fossero progettati diversamente.

Vediamo quindi cinque cose che non mi piacciono e cinque che invece apprezzo particolarmente della Gibson Les Paul.

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5 cose che NON mi piacciono

1. Il truss rod a singola azione

Partiamo da quello che considero uno dei limiti progettuali più importanti: il truss rod a singola azione.

In condizioni ideali potrebbe anche non essere un problema. Con un manico perfettamente stabile e un legno ben stagionato, normalmente la tensione delle corde tende a incurvare il manico in avanti e il truss rod serve semplicemente a contrastarla.

Il problema è che il legno non vive in condizioni ideali.

Mi è capitato di trovare Les Paul, anche relativamente nuove, con il manico leggermente incurvato all’indietro nonostante il truss rod fosse completamente scarico. In quel caso un truss rod a doppia azione permetterebbe di intervenire anche nella direzione opposta.

Su una chitarra con il manico incollato, inoltre, un problema del genere è decisamente più fastidioso rispetto a uno strumento bolt-on, sul quale nei casi estremi possiamo persino sostituire il manico.

Per una chitarra di questa fascia di prezzo, avrei decisamente preferito un truss rod a doppia azione.

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2. La paletta e la sua fragilità

Probabilmente uno dei problemi più conosciuti delle Gibson.

Il manico è inclinato rispetto al corpo e la paletta è ulteriormente inclinata rispetto al manico. Il risultato è una geometria che rende quella zona particolarmente esposta agli urti.

Negli anni di palette Gibson ne ho reincollate parecchie.

Il problema non è soltanto l’angolazione, ma anche il modo in cui viene realizzato il manico: manico e paletta vengono ricavati dallo stesso pezzo di legno. La fibra, nella zona di passaggio tra manico e paletta, crea quindi un punto strutturalmente delicato.

Paradossalmente una paletta inclinata realizzata separatamente e successivamente incollata con uno scarf joint può creare una struttura più resistente.

Naturalmente una Les Paul non si rompe semplicemente guardandola male, ma in caso di caduta all’indietro quella zona rimane uno dei suoi punti più vulnerabili.

3. Il peso

Qui probabilmente non sto dicendo niente di nuovo: molte Les Paul pesano parecchio.

Il mogano, il top in acero e in generale la costruzione dello strumento contribuiscono a creare quella sensazione di solidità tipica del modello, ma dopo una serata intera suonata in piedi qualche chilo in più comincia inevitabilmente a farsi sentire.

Per chi ha problemi alla schiena o alle spalle può diventare un aspetto tutt’altro che secondario.

Esistono modelli e annate più leggeri, oltre alle varie soluzioni di weight relief utilizzate nel tempo, ma prendendo in mano una Les Paul tradizionale bisogna mettere in conto che difficilmente sembrerà una piuma.

4. Intonazione e stabilità dell’accordatura

Un altro classico è il Sol difficile da intonare.

Il Tune-O-Matic permette una buona regolazione, ma non sempre la corsa delle sellette è sufficiente. In alcuni casi si riesce a recuperare qualche millimetro girando la selletta, o a seconda del ponte intervenendo sulla sua configurazione, ma non sempre basta.

A questo si aggiunge la geometria della paletta.

Le corde esercitano una pressione importante sul capotasto e, soprattutto sulle corde centrali, deviano lateralmente per raggiungere le meccaniche. Se le sedi del capotasto non sono lavorate perfettamente, la corda può fare attrito e non scorrere liberamente.

Dopo un bending la tensione può quindi non redistribuirsi correttamente e la chitarra perde l’accordatura.

Con un capotasto realizzato e lubrificato correttamente la situazione migliora enormemente, ma rimane un punto al quale prestare particolare attenzione durante il setup.

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5. Il setup di fabbrica

Qui il problema non riguarda esclusivamente Gibson, ma sulle chitarre di questa fascia di prezzo diventa difficile ignorarlo.

Parliamo di strumenti che possono costare 2.000, 3.000, 4.000 euro e oltre, eppure non è affatto raro trovarli con un setup migliorabile.

Il manico può essersi mosso durante trasporto e stoccaggio, quindi su quello bisogna concedere una certa tolleranza: stiamo sempre parlando di legno.

Diverso è trovare corde troppo alte o troppo basse al capotasto, intonazione approssimativa, altezza del ponte poco sensata o pickup regolati male.

Sono tutti dettagli che possono essere sistemati facilmente da un buon tecnico, ma considerando il prezzo dello strumento mi aspetterei un controllo finale più accurato prima dell’uscita dalla fabbrica.

5 cose che invece mi piacciono

1. Il diapason corto

Il diapason Gibson è più corto rispetto, per esempio, al classico diapason Fender.

Questo significa tasti leggermente più vicini e, a parità di corde e accordatura, una tensione inferiore.

Le corde risultano quindi un po’ più morbide sotto le dita, i bending richiedono meno forza e alcune posizioni che richiedono una grande estensione della mano risultano più comode.

È una differenza relativamente piccola sulla carta, ma perfettamente percepibile quando si passa da uno strumento all’altro.

2. Mantiene molto bene il valore

Una Gibson Les Paul è anche uno strumento estremamente riconoscibile e con un mercato dell’usato enorme.

Se acquistata al prezzo giusto e mantenuta bene, generalmente conserva molto bene il proprio valore nel tempo.

Naturalmente modello, anno, condizioni e andamento del mercato fanno una grande differenza e non bisogna considerare automaticamente qualsiasi chitarra un investimento. Alcuni modelli particolarmente ricercati, però, possono arrivare a valere nel tempo persino più del loro prezzo d’acquisto.

Da questo punto di vista una Les Paul è uno degli strumenti più facili da rivendere.

3. La stabilità della tastiera

Un altro aspetto che apprezzo è la costruzione del manico e, in particolare, l’orientamento del legno.

Un manico ricavato da materiale con una buona venatura e correttamente stagionato può risultare molto rigido e stabile. Quando geometria del manico e tastatura sono corrette, questo permette di ottenere un’action molto bassa mantenendo comunque una buona pulizia del suono.

È quella sensazione di scorrevolezza che si trova sulle Les Paul ben costruite e soprattutto ben regolate: corde basse, tastiera uniforme e strumento molto piacevole sotto le dita.

4. L’elettronica

Due humbucker, due volumi, due toni e un selettore a tre posizioni.

È uno schema semplicissimo, ma offre parecchie possibilità.

Il fatto di avere volume e tono indipendenti per ciascun pickup permette di preparare due sonorità differenti e passare rapidamente dall’una all’altra con il selettore, oppure miscelare i due pickup nella posizione centrale.

Se poi montiamo humbucker predisposti allo split o introduciamo altre modifiche, le possibilità aumentano ulteriormente.

Mi piace anche la posizione dei controlli: sono facilmente raggiungibili quando servono, ma abbastanza lontani dalle corde da non interferire continuamente con la mano destra durante l’esecuzione.

5. Ricambi praticamente infiniti

Essere uno dei modelli di chitarra più famosi del mondo ha un altro enorme vantaggio: si trova praticamente qualsiasi ricambio.

Meccaniche, Tune-O-Matic, stopbar, potenziometri, mascherine, pickup, selettori, plastiche…

Esistono componenti originali e aftermarket di ogni fascia di prezzo, materiale, colore e produttore.

Può sembrare un dettaglio finché non ci si trova davanti a una chitarra meno diffusa con un ponte proprietario rotto e praticamente impossibile da reperire.

Con una Les Paul questo problema, nella maggior parte dei casi, semplicemente non esiste. E per uno strumento destinato potenzialmente a durare decenni è un vantaggio enorme.

Quindi, Gibson Les Paul sì o no?

Nonostante le critiche, la Les Paul rimane una chitarra straordinariamente importante nella storia dello strumento elettrico.

Ha alcuni elementi progettuali che oggi probabilmente realizzerei diversamente e altri che continuano a funzionare benissimo anche a distanza di decenni.

Ma soprattutto ha un’identità fortissima.

Forma, costruzione, ergonomia, elettronica e risposta dello strumento contribuiscono a creare qualcosa che riconosciamo immediatamente come “Les Paul”. Può piacere oppure no, ma pochissime chitarre hanno avuto un’influenza paragonabile sulla storia della musica moderna.

E forse è proprio questo il punto: una chitarra iconica non deve necessariamente essere una chitarra perfetta.

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