

Se hai una Stratocaster o una Telecaster e vuoi ottenere una tavolozza sonora più ampia senza spendere una fortuna, c’è una modifica che merita davvero attenzione: il Fender TBX Tone Control.
Con poco più di 20 euro puoi sostituire un normale controllo di tono con un sistema capace non solo di scurire il suono, come un potenziometro tradizionale, ma anche di renderlo più aperto e brillante. È un upgrade semplice da installare, completamente reversibile e che può cambiare in modo sorprendente il comportamento della tua chitarra.
Ma cos’è esattamente il TBX? Come funziona? E soprattutto, ha ancora senso montarlo oggi su una Stratocaster completamente passiva?
Il TBX (Treble Bass Expander) nasce all’inizio degli anni ‘80 grazie all’ingegnere Fender Paul Gagon.
Contrariamente a quanto molti pensano, non viene progettato come un semplice controllo di tono “migliorato”, ma come parte integrante di un sistema molto più ampio.
Il suo compagno naturale era infatti il celebre Mid Boost, il circuito attivo sviluppato da Fender per dare ai single coil un suono più potente, pieno e vicino a quello degli humbucker.
Il primo modello a utilizzare questa combinazione fu la Fender Elite, ma il TBX divenne famoso soprattutto grazie alla Signature di Eric Clapton, che utilizzava una versione ancora più spinta del Mid Boost.
Negli anni Ottanta Fender cercava una risposta alla crescente popolarità delle chitarre equipaggiate con humbucker.
I single coil offrivano il classico timbro Fender, ma molti chitarristi cercavano un suono più grosso, più ricco di medie frequenze e con un livello di uscita superiore.
Per questo venne sviluppato il Mid Boost.
Si tratta di un circuito attivo, alimentato da una batteria, capace di aumentare realmente il segnale della chitarra e di enfatizzare le frequenze medie.
Eric Clapton, addirittura, fece modificare il circuito originale per ottenere ancora più boost nella zona dei 500 Hz.
Il risultato era un suono estremamente corposo, perfetto per molte situazioni, ma che durante gli assoli rischiava di diventare quasi troppo compresso e medioso.
Ed è proprio qui che entra in gioco il TBX.
A prima vista sembra un normale controllo di tono.
In realtà è un componente decisamente più sofisticato.
Ruotando la manopola verso sinistra si comporta esattamente come un tono tradizionale, attenuando progressivamente le alte frequenze.
Superato però il punto centrale, riconoscibile grazie a un piccolo scatto meccanico, il comportamento cambia completamente.
Continuando ad aprire il controllo il suono diventa progressivamente più brillante, più aperto e più ricco di armoniche.
Non aumenta realmente il volume della chitarra, perché il TBX è un circuito completamente passivo, ma lascia passare una quantità maggiore di alte frequenze, dando la sensazione di un suono più vivo e presente.
Con il Mid Boost questo permetteva di recuperare definizione durante gli assoli.
Oggi, invece, rappresenta un modo molto interessante per ottenere una gamma timbrica più ampia anche su strumenti completamente passivi.
Il cuore del TBX è costituito da due potenziometri montati sullo stesso asse.
Non si tratta di un potenziometro concentrico con due manopole separate, ma di un unico comando che gestisce contemporaneamente due circuiti differenti.
Il primo è un classico potenziometro da 250 kΩ, identico a quello normalmente montato sulle Stratocaster.
Il secondo è invece un potenziometro da 1 MΩ.
Fino al punto centrale lavora esclusivamente il potenziometro da 250 kΩ.
In questa zona il comportamento è identico a quello di un normale tono Fender: il suono può essere progressivamente chiuso fino ad attenuare gran parte delle alte frequenze.
Arrivati al centro della corsa si percepisce un piccolo click.
Da quel momento il primo potenziometro smette di intervenire e inizia a lavorare quello da 1 MΩ.
Il risultato è l’effetto opposto: il carico applicato ai pickup diminuisce e vengono lasciate passare più frequenze acute, rendendo il suono più brillante e aperto.
È proprio questa doppia personalità che rende il TBX così interessante.
Secondo me sì.
Anzi, probabilmente oggi ha ancora più senso rispetto agli anni Ottanta, ma con una piccola precisazione.
Il TBX nasce per lavorare insieme al Mid Boost.
La maggior parte delle Stratocaster moderne, però, monta un’elettronica completamente passiva.
Questo cambia leggermente il contesto nel quale il circuito viene utilizzato.
Su una Stratocaster tradizionale il pickup al ponte è già naturalmente brillante.
Aprirlo ulteriormente potrebbe risultare poco utile o addirittura eccessivo.
Al contrario, i pickup al manico e centrale hanno una risposta più calda e rotonda.
È proprio su questi pickup che il TBX riesce spesso a dare il meglio.
Per questo motivo, se dovessi installarlo oggi su una Stratocaster passiva, preferirei montarlo sul controllo di tono dedicato al pickup al manico e al centrale piuttosto che su quello del ponte.
In questo modo si ottiene una gamma timbrica molto più ampia proprio dove può risultare realmente utile.
C’è però un dettaglio che vale la pena conoscere.
Nel circuito originale Fender troviamo una resistenza da 82 kΩ.
Questa scelta aveva perfettamente senso quando il TBX lavorava insieme a un circuito attivo come il Mid Boost.
Su una Stratocaster completamente passiva, invece, quella resistenza rappresenta un carico piuttosto importante per il segnale dei pickup.
Negli anni molti tecnici e liutai hanno quindi sperimentato una semplice modifica.
L’idea consiste nel sostituire la resistenza originale da 82 kΩ con una da 220 kΩ.
In questo modo il carico sul pickup diminuisce sensibilmente e il circuito mantiene il proprio funzionamento risultando però meno invasivo.
Naturalmente non è una modifica obbligatoria.
Il TBX funziona perfettamente anche nella configurazione originale Fender.
Tuttavia, se si desidera ottenere il massimo da una Stratocaster passiva, questa piccola variazione può rappresentare un miglioramento interessante.
Uno degli aspetti più interessanti del TBX è la semplicità dell’installazione.
Non è necessario modificare il corpo della chitarra né eseguire interventi irreversibili.
È sufficiente rimuovere il battipenna, sostituire il vecchio potenziometro con il TBX, aggiungere la resistenza e il condensatore previsti dal circuito e realizzare poche saldature.
Per chi possiede un minimo di manualità con il saldatore si tratta di un intervento assolutamente alla portata.
In caso contrario qualsiasi liutaio può completare il lavoro in tempi molto rapidi.
La differenza si sente.
Con il TBX completamente chiuso il comportamento è quello di un normale controllo di tono Fender.
Nella posizione centrale il circuito è sostanzialmente neutro.
Aprendo oltre il click il suono acquista progressivamente brillantezza, definizione e presenza.
Non aspettarti un effetto drastico come quello di un circuito attivo.
Il TBX non aumenta realmente l’output della chitarra.
Semplicemente lascia respirare maggiormente i pickup, rendendo il timbro più aperto e mettendo maggiormente in evidenza armoniche e attacco.
È una differenza raffinata, ma perfettamente percepibile.
Secondo me sì.
Per poco più di venti euro è difficile trovare una modifica capace di offrire un incremento così evidente della versatilità dello strumento.
Naturalmente non trasforma una Stratocaster in una chitarra completamente diversa e non sostituisce un cambio pickup.
Semplicemente amplia le possibilità offerte dall’elettronica originale, permettendo di passare da suoni morbidi e caldi a timbri decisamente più aperti senza aggiungere circuiti attivi né modificare il carattere dello strumento.
Per questo motivo il TBX continua ad essere, ancora oggi, uno degli upgrade più interessanti e sottovalutati disponibili per Stratocaster e Telecaster.
Il Fender TBX è uno di quei componenti che spesso passano inosservati, ma che possono cambiare in modo concreto il rapporto con il proprio strumento.
È economico, facile da installare e permette di ottenere un controllo timbrico molto più ampio rispetto a un normale potenziometro di tono.
Se possiedi una Stratocaster o una Telecaster completamente passiva, il mio consiglio è di valutarlo seriamente, magari prendendo in considerazione anche la sostituzione della resistenza da 82 kΩ con una da 220 kΩ per adattarlo meglio a questo tipo di elettronica.
Non è una modifica indispensabile, ma è sicuramente uno degli upgrade con il miglior rapporto tra costo, semplicità e risultati che si possano realizzare su una chitarra Fender.
Costa poco più di 20 €
Installazione semplice e completamente reversibile
Permette sia di chiudere sia di aprire il timbro
Aumenta sensibilmente la versatilità della chitarra
Mantiene l’elettronica completamente passiva
Il funzionamento non è immediato da capire
Nato per lavorare insieme al Mid Boost
Sul pickup al ponte può risultare fin troppo brillante
Per dare il meglio su circuiti passivi può beneficiare di una piccola modifica
L’effetto è più raffinato che rivoluzionario