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Le Fender Stratocaster americane sono tra le chitarre elettriche più conosciute e apprezzate al mondo. Come sapete bene, però, ne esistono diverse versioni, appartenenti a fasce di prezzo anche molto differenti tra loro. Si può tranquillamente arrivare a spendere il doppio, se non addirittura il triplo, rispetto a un modello più economico.
Ma cosa cambia davvero tra una Fender Stratocaster da 1.600 euro e una da oltre 3.500 euro? Le differenze giustificano una spesa così importante oppure, alla fine, stiamo pagando soprattutto il nome e qualche dettaglio estetico?
Per scoprirlo ho messo a confronto due strumenti apparentemente molto simili: una Fender American Professional Classic e una Fender American Ultra Luxe Vintage, gentilmente messe a disposizione da strumentimusicali.net.
Due Stratocaster americane, entrambe rosse, entrambe con tastiera in palissandro, ma con caratteristiche costruttive, hardware ed elettronica decisamente differenti.
Vediamo cosa cambia e, soprattutto, se vale davvero la pena spendere il doppio.
Partiamo da uno degli elementi più importanti nella costruzione di una chitarra: il manico.
Entrambe le Stratocaster utilizzano l’acero, ma con una differenza sostanziale nell’orientamento delle venature.
La American Professional Classic presenta un manico con un orientamento tradizionale delle venature, mentre la Ultra Luxe Vintage utilizza acero tagliato di quarto (quarter-sawn).
Questo particolare tipo di taglio permette di ottenere un manico generalmente più rigido e potenzialmente più stabile rispetto alle deformazioni causate dalle variazioni ambientali e dalla tensione delle corde.
Naturalmente, ottenere legname tagliato di quarto comporta una maggiore selezione del materiale e una lavorazione più costosa.
Si tratta quindi di una differenza concreta, non semplicemente estetica.
Anche le tastiere, entrambe in palissandro, mostrano una diversa selezione del legno, con quella della Ultra Luxe Vintage caratterizzata da una venatura particolarmente regolare e compatta.

Profilo del manico e radius della tastiera
Le differenze proseguono con la geometria del manico.
La American Professional Classic adotta un profilo Modern C, accompagnato da una tastiera con radius da 9,5 pollici.
La Ultra Luxe Vintage presenta invece un profilo Modern D, più appiattito, e una tastiera con radius compound da 10 a 14 pollici.
Quest’ultima soluzione permette di avere una tastiera relativamente più curva nella zona dei primi tasti e progressivamente più piatta procedendo verso quelli più alti.
Il risultato è una geometria pensata per combinare comodità negli accordi e maggiore libertà nei bending.
Attenzione, però: non significa necessariamente che sia migliore.
Il profilo del manico è una delle caratteristiche più soggettive di una chitarra e, personalmente, continuo a preferire il Modern C della Professional Classic.
Un’altra differenza importante riguarda i tasti.
La American Professional Classic utilizza tasti tradizionali, mentre la Ultra Luxe Vintage monta tasti in acciaio inossidabile, caratterizzati anche da una lavorazione più elaborata delle estremità.
I tasti della Ultra Luxe presentano infatti estremità arrotondate, una soluzione che rende particolarmente morbido il contatto con i bordi della tastiera.
A qualcuno piace moltissimo, ad altri meno. Personalmente non è una lavorazione che preferisco, mentre Emma, che ha provato entrambe le chitarre, l’ha apprezzata particolarmente.
Quello che considero un vantaggio concreto è invece il materiale.
I tasti in acciaio inossidabile offrono una resistenza all’usura decisamente superiore rispetto a quelli tradizionali e richiedono generalmente meno interventi nel corso degli anni.
C’è chi sostiene che possano influenzare il suono dello strumento, ma personalmente non ritengo di essere in grado di riconoscere questa differenza in un confronto alla cieca.
Preferisco quindi concentrarmi sul vantaggio pratico: maggiore durata e minore manutenzione.

La American Professional Classic monta meccaniche vintage staggered, quindi con alberini di altezza differenziata, mentre la Ultra Luxe Vintage utilizza meccaniche Fender Deluxe autobloccanti.
Le meccaniche autobloccanti rendono più rapida la sostituzione delle corde e permettono di ridurre il numero di avvolgimenti attorno agli alberini.
Non sono indispensabili, ma rappresentano sicuramente una comodità.
Un’altra differenza riguarda il capotasto.
Sulla Professional Classic troviamo un materiale sintetico tradizionale, mentre sulla Ultra Luxe Vintage viene utilizzato il Graph Tech TUSQ, un materiale progettato per offrire caratteristiche di attrito favorevoli allo scorrimento delle corde.
È un dettaglio da non sottovalutare.
Quando una chitarra presenta problemi di accordatura, infatti, spesso si tende a intervenire immediatamente su meccaniche e ponte, dimenticando che una delle cause più comuni è proprio l’attrito delle corde nelle scanalature del capotasto.
Entrambe le chitarre utilizzano un corpo in ontano, ma la Ultra Luxe Vintage presenta una selezione del materiale e alcune lavorazioni aggiuntive.
La differenza più evidente si trova nella zona di giunzione tra manico e corpo.
Sulla Professional Classic troviamo il tradizionale attacco Fender con piastra rettangolare, mentre sulla Ultra Luxe Vintage è presente una lavorazione ergonomica che riduce lo spessore del corpo nella zona del tacco.
Questo permette di raggiungere più comodamente gli ultimi tasti, soprattutto quando si suona nelle posizioni più alte della tastiera.
È una modifica apparentemente piccola, ma che può risultare particolarmente piacevole durante l’utilizzo.
Arriviamo a uno degli aspetti più interessanti del confronto: l’elettronica.
La American Professional Classic monta tre pickup single coil Fender Coastline ’57, mentre la Ultra Luxe Vintage utilizza una configurazione HSS con pickup Pure Vintage ’60s e un humbucker al ponte.
Già questa differenza è sufficiente a rendere le due chitarre piuttosto diverse dal punto di vista sonoro.
Ma non è tutto.
La Ultra Luxe Vintage dispone anche di un sistema S-1, integrato nel controllo del volume, che permette di splittare l’humbucker al ponte.
In questo modo è possibile utilizzare una sola delle due bobine, ottenendo una sonorità più vicina a quella di un single coil.
Naturalmente, un humbucker splittato non suona necessariamente come un vero single coil, ma questa possibilità aumenta la versatilità dello strumento.
Un’altra caratteristica interessante è il circuito Greasebucket, progettato per ridurre le alte frequenze attraverso il controllo di tono limitando il tipico effetto di eccessivo incupimento che si può ottenere con un circuito tradizionale.
Per chi utilizza spesso i controlli della chitarra per modellare il proprio suono, può essere una differenza significativa.

Anche il sistema tremolo è differente.
La American Professional Classic monta un ponte vintage a sei viti, mentre la Ultra Luxe Vintage utilizza un ponte Deluxe a due pivot.
Quest’ultimo presenta componenti in acciaio inossidabile e una leva a inserimento, anziché la classica leva da avvitare.
Il sistema a due pivot è progettato per favorire un movimento fluido del ponte, mentre l’utilizzo di componenti resistenti alla corrosione rappresenta un ulteriore vantaggio in termini di durata.
Non significa che il ponte vintage sia necessariamente inferiore: si tratta di due soluzioni differenti, ciascuna con caratteristiche che possono incontrare le preferenze di chitarristi diversi.

Una delle differenze più particolari riguarda la finitura.
La American Professional Classic presenta una verniciatura moderna, resistente e pensata per proteggere lo strumento dall’usura quotidiana.
La Ultra Luxe Vintage utilizza invece una finitura alla nitrocellulosa con trattamento Heirloom, che riproduce un invecchiamento caratterizzato da sottili screpolature superficiali.
Non parliamo quindi di una relic estrema, con grandi porzioni di vernice mancanti e legno esposto, ma di un effetto più discreto che richiama l’aspetto di uno strumento invecchiato naturalmente.
È una finitura affascinante, ma anche una scelta molto personale.
Dal punto di vista sonoro, personalmente non credo che riuscirei a distinguere in un test alla cieca una Stratocaster con finitura nitrocellulosica da una con verniciatura moderna, a parità delle altre caratteristiche.
Per questo considero la scelta soprattutto una questione di gusto, estetica e rapporto con lo strumento.

Arrivati a questo punto, una cosa dovrebbe essere chiara: la Fender American Ultra Luxe Vintage non è semplicemente una Professional Classic venduta al doppio del prezzo.
Le differenze ci sono e riguardano praticamente ogni aspetto dello strumento.
Dalla selezione dei legni alle lavorazioni del manico, dai tasti in acciaio inossidabile alle meccaniche autobloccanti, passando per ponte, elettronica e finitura, la Ultra Luxe Vintage incorpora una serie di componenti e lavorazioni più costose.
Facendo una valutazione economica delle singole differenze, il divario di prezzo risulta quindi molto più comprensibile di quanto possa sembrare inizialmente.
Ma questo non significa automaticamente che sia la scelta migliore.
Perché una chitarra che costa il doppio non suona il doppio, non è necessariamente comoda il doppio e soprattutto non deve per forza piacerci il doppio.
Se non utilizziamo il tremolo, le meccaniche autobloccanti potrebbero non essere una priorità.
Se non ci interessa lo split dell’humbucker, l’elettronica aggiuntiva potrebbe risultare superflua.
E se preferiamo un manico Modern C, potremmo addirittura trovarci meglio con lo strumento più economico.
Dopo averle osservate, analizzate e provate, la conclusione è che non esiste una risposta valida per tutti.
La American Ultra Luxe Vintage offre effettivamente una serie di caratteristiche superiori dal punto di vista dei materiali, delle lavorazioni e dell’hardware.
Ma la American Professional Classic rimane una Stratocaster americana di ottimo livello, capace di soddisfare pienamente le esigenze di moltissimi chitarristi.
Spendere il doppio può avere senso se desideriamo proprio quelle caratteristiche aggiuntive.
Se invece cerchiamo semplicemente una Stratocaster che ci piaccia da suonare e che abbia il suono che abbiamo in testa, la scelta più costosa non è necessariamente quella giusta.
In fondo, la chitarra migliore non è quella che costa di più, ma quella che ci fa venire più voglia di suonare.
Vi invito quindi a guardare il video completo, ascoltare il confronto alla cieca e scrivere nei commenti quale delle due Fender pensate di aver riconosciuto.