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Si dice che chi semina vento raccoglie tempesta e, in questo caso, la situazione sembra proprio questa.
Dopo aver inviato lettere di diffida a numerosi produttori e rivenditori di chitarre ispirate alla Stratocaster, Fender si trova ora davanti un avversario molto diverso da quello affrontato nei mesi scorsi. A raccogliere il guanto di sfida è stata infatti Thomann, il più grande rivenditore di strumenti musicali in Europa e proprietario del marchio Harley Benton.
Per la prima volta la questione non riguarda una piccola azienda con risorse limitate, ma una realtà in grado di sostenere una vera battaglia legale. Ed è proprio questo il motivo per cui questa vicenda potrebbe avere conseguenze importanti per tutto il settore della liuteria, dai grandi marchi fino ai piccoli laboratori artigianali.
Per capire cosa sta succedendo bisogna fare un passo indietro.
Alla fine del 2025 Fender ha ottenuto una sentenza favorevole dal Tribunale regionale di Düsseldorf contro un’azienda cinese che vendeva su AliExpress copie economiche della Stratocaster.
Il tribunale ha riconosciuto che la forma del corpo della Stratocaster può essere tutelata dal diritto d’autore come opera di design applicato.
La particolarità della vicenda, però, è che l’azienda cinese non si è presentata in giudizio. La causa si è quindi svolta in contumacia, senza che nessuno contestasse le argomentazioni di Fender o portasse davanti al giudice una diversa interpretazione della normativa.
La sentenza rimane perfettamente valida, ma è molto diverso ottenere una decisione senza opposizione rispetto a vincere una causa nella quale entrambe le parti presentano perizie, precedenti giuridici e argomentazioni tecniche.
Fender, naturalmente, ha accolto la decisione come una vittoria importante e ha iniziato a considerarla il punto di partenza per difendere in maniera molto più aggressiva la forma della Stratocaster.
Subito dopo la decisione del tribunale tedesco sono partite numerose lettere indirizzate a produttori e rivenditori europei.
Il contenuto era piuttosto chiaro: interrompere la produzione e la vendita di strumenti considerati troppo simili alla Stratocaster, rimuoverli dal mercato e, in alcuni casi, distruggere anche le scorte già presenti nei magazzini.
In caso contrario, Fender prospettava l’avvio di azioni legali con richieste di risarcimento molto elevate.
È proprio questo l’aspetto che ha fatto discutere maggiormente.
Per un grande marchio una causa può rappresentare un normale rischio d’impresa. Per un laboratorio di liuteria con pochi dipendenti, invece, anche soltanto ricevere una lettera di questo tipo può significare fermare immediatamente la produzione, indipendentemente dal fatto di avere ragione o torto.
Molti costruttori, infatti, non hanno la possibilità economica di affrontare una lunga causa internazionale contro una multinazionale come Fender.
Nel frattempo è emerso anche un video girato durante un incontro interno di Fender, nel quale il CEO Edward “Bud” Cole affronta direttamente la questione.
Secondo Cole, Fender non starebbe cercando di minacciare nessuno, ma semplicemente di proteggere uno dei progetti più iconici della storia della musica.
L’obiettivo dichiarato sarebbe quello di difendere il valore della Stratocaster e tutelare i clienti che hanno scelto Fender negli anni.
È una posizione perfettamente comprensibile dal punto di vista aziendale.
Il problema è che, agli occhi di molti costruttori, il contenuto delle lettere inviate racconta una storia diversa. Quando si chiede di interrompere la produzione, ritirare gli strumenti dal mercato e si prospettano richieste di risarcimento molto elevate, è inevitabile che il messaggio venga percepito come una vera e propria minaccia legale.
Uno degli argomenti utilizzati da Fender è che la diffusione di strumenti molto simili alla Stratocaster rischierebbe di ridurne il valore commerciale e l’unicità.
Personalmente trovo questa interpretazione discutibile.
La Stratocaster è probabilmente la chitarra elettrica più famosa della storia. Se decine di aziende, dai piccoli liutai ai grandi marchi internazionali, continuano a ispirarsi a quel progetto dopo oltre settant’anni, significa che quel design è diventato uno standard.
Esistono copie economiche da poche centinaia di euro e strumenti boutique da migliaia di euro che riprendono chiaramente la filosofia Fender, ma nessuno di questi prodotti cancella il valore della Stratocaster originale.
Anzi.
Si potrebbe sostenere che ogni costruttore che sceglie quella forma stia riconoscendo implicitamente l’importanza storica del progetto di Leo Fender.
Il vero problema, semmai, potrebbe essere un altro.
Negli ultimi anni la qualità media di molti strumenti economici è cresciuta enormemente. Oggi è possibile acquistare chitarre da 600 o 800 euro che, sotto diversi aspetti, competono tranquillamente con strumenti molto più costosi.
È quindi inevitabile che una parte del mercato inizi a chiedersi perché spendere oltre duemila euro per una Fender quando esistono alternative costruite molto bene a cifre decisamente inferiori.
Naturalmente questa è una valutazione commerciale e non giuridica. Fender sostiene invece che il proprio intervento serva esclusivamente a difendere la creatività e il patrimonio storico dell’azienda.
Ed è qui che la situazione cambia completamente.
Tra le aziende che hanno ricevuto le richieste di Fender c’è anche Thomann, proprietaria del marchio Harley Benton.
A differenza di un piccolo laboratorio artigianale, Thomann dispone di risorse economiche e di un ufficio legale in grado di affrontare un contenzioso di questo livello.
Per questo motivo ha deciso di non limitarsi a modificare i propri strumenti o a cercare un accordo.
Ha scelto invece di chiedere al tribunale di stabilire se le proprie chitarre violino realmente un diritto d’autore valido oppure no.
In altre parole, Thomann ha deciso di trasformare una serie di lettere di diffida in una vera battaglia legale.
Secondo quanto dichiarato dalla stessa azienda, la decisione è stata presa anche pensando ai tanti piccoli costruttori che non avrebbero la possibilità economica di sostenere una causa di questo tipo.
Ed è proprio questo l’aspetto più interessante della vicenda.
Per la prima volta Fender dovrà discutere le proprie argomentazioni davanti a una controparte preparata, motivata e perfettamente in grado di difendersi.
Il cuore dell’intera vicenda non riguarda tanto la Stratocaster quanto una domanda molto più generale.
Una forma funzionale può essere protetta dal diritto d’autore come opera d’arte?
È proprio qui che probabilmente si concentrerà tutta la battaglia.
Fender sostiene che il corpo della Stratocaster rappresenti una creazione originale sufficientemente creativa da meritare la tutela del copyright.
Chi contesta questa posizione osserva invece che molte delle caratteristiche della Stratocaster non nascono da una scelta puramente estetica, ma da precise esigenze funzionali.
Il doppio cutaway permette di raggiungere più facilmente gli ultimi tasti.
Il corno superiore contribuisce al corretto bilanciamento dello strumento quando viene suonato con la tracolla.
La sagomatura posteriore rende la chitarra più comoda contro il corpo.
Lo smusso superiore permette all’avambraccio di appoggiarsi in maniera naturale.
Persino il profilo del manico, che può essere a C, a V o con altre forme, nasce principalmente da esigenze ergonomiche.
In altre parole, la forma della Stratocaster non sarebbe soltanto un elemento artistico, ma il risultato di decine di scelte progettuali pensate per rendere la chitarra più comoda da suonare.
Ed è proprio qui che entreranno in gioco gli avvocati.
Perché il diritto europeo riconosce la possibilità di proteggere anche opere di design industriale, ma richiede che le caratteristiche rivendicate siano il frutto di autentiche scelte creative e non semplicemente la conseguenza della funzione tecnica dell’oggetto.
Stabilire dove finisca l’ergonomia e dove inizi la creatività sarà probabilmente uno dei punti più delicati dell’intero processo.
Non è la prima volta che Fender prova a ottenere una tutela esclusiva per la forma delle proprie chitarre.
Già nel 2009 aveva tentato di registrare come marchi la sagoma della Stratocaster, della Telecaster e del Precision Bass negli Stati Uniti.
Il tentativo, però, non ebbe successo.
Le autorità americane ritennero che quelle forme fossero ormai diventate così diffuse da non identificare più automaticamente Fender agli occhi del pubblico.
Quel precedente riguarda il diritto dei marchi e non il diritto d’autore, quindi non può essere applicato direttamente alla causa tedesca.
Rappresenta però un elemento importante perché dimostra quanto sia complesso attribuire oggi un’esclusiva assoluta su un progetto che viene reinterpretato da decine di produttori da oltre mezzo secolo.
L’esito della causa sarà seguito con enorme attenzione da tutto il settore.
Se Fender dovesse ottenere una conferma piena delle proprie tesi, molti produttori potrebbero essere costretti a modificare sensibilmente la forma dei propri strumenti destinati al mercato europeo.
Non parliamo soltanto delle copie economiche, ma anche di moltissime chitarre boutique che da anni reinterpretano il progetto Stratocaster con componenti, elettroniche e finiture completamente differenti.
Se invece Thomann dovesse riuscire a limitare o addirittura far annullare la portata della tutela riconosciuta a Fender, la situazione cambierebbe radicalmente.
Molte delle lettere inviate negli ultimi mesi perderebbero buona parte della loro forza.
È difficile prevedere oggi quale sarà il risultato finale.
Una possibilità è che il tribunale riconosca una tutela molto limitata alla forma originale del 1954.
Un’altra è che stabilisca che gli elementi realmente funzionali non possano essere monopolizzati da nessuno.
Come spesso accade nelle grandi controversie sul design industriale, la risposta potrebbe trovarsi a metà strada tra queste due posizioni.
La vicenda Fender-Thomann è probabilmente una delle questioni legali più importanti che il mondo della chitarra abbia affrontato negli ultimi anni.
Non riguarda soltanto due aziende.
Riguarda centinaia di costruttori, migliaia di strumenti e un progetto che, nel corso di oltre settant’anni, è diventato un punto di riferimento per praticamente tutta la liuteria elettrica.
Fender ha tutto il diritto di difendere la propria storia e le proprie creazioni.
Allo stesso tempo, però, dovrà dimostrare davanti a un vero contraddittorio che la forma della Stratocaster possiede davvero i requisiti necessari per essere protetta dal diritto d’autore con l’estensione che oggi rivendica.
La differenza rispetto alla causa di Düsseldorf è proprio questa.
Questa volta dall’altra parte non c’è un banco vuoto.
C’è Thomann, con il proprio ufficio legale, pronta a contestare ogni argomentazione.
Qualunque sarà il risultato finale, una cosa è certa: la decisione che arriverà nei prossimi mesi potrebbe ridefinire il modo in cui il diritto guarda alle chitarre ispirate ai grandi classici del passato e influenzare il mercato europeo per molti anni.