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Quando si acquistano delle cuffie, soprattutto per registrare o produrre musica, una delle prime decisioni riguarda la loro architettura.
Meglio scegliere cuffie aperte, chiuse oppure semiaperte?
La risposta dipende principalmente dall’utilizzo che intendiamo farne, perché queste tre tipologie presentano caratteristiche differenti e nessuna può essere considerata universalmente superiore alle altre.
Per comprendere le differenze, però, dobbiamo partire dal funzionamento di una cuffia.
Una cuffia è essenzialmente un dispositivo che trasforma un segnale elettrico in onde sonore.
All’interno di ciascun padiglione troviamo un componente chiamato driver, costituito, nel caso dei modelli dinamici, da una membrana collegata a una bobina mobile.
Quando il segnale elettrico attraversa la bobina, l’interazione con un campo magnetico provoca il movimento della membrana.
Questo movimento genera variazioni di pressione nell’aria, che raggiungono il nostro timpano e vengono percepite come suono.
Le dimensioni del driver possono variare sensibilmente da un modello all’altro.
Tuttavia, un driver da 50 mm non è necessariamente migliore di uno da 40 mm.
La qualità della riproduzione dipende infatti dall’intero progetto, compresi materiali, geometria, comportamento della membrana e caratteristiche acustiche del padiglione.
Le cuffie chiuse sono caratterizzate da un padiglione che racchiude posteriormente il driver.
Questa configurazione permette generalmente di limitare la dispersione del suono verso l’esterno e di attenuare parte dei rumori ambientali.
Sono quindi particolarmente indicate durante le registrazioni musicali.
Un cantante che ascolta una base attraverso delle cuffie aperte, per esempio, potrebbe far arrivare parte del suono al microfono.
Questo fenomeno viene chiamato bleed e può compromettere la pulizia della registrazione.
Le cuffie chiuse contribuiscono a limitarlo, anche se il risultato dipende dal volume di ascolto, dall’isolamento effettivo e dalla posizione del microfono.
Un esempio di cuffie progettate per questo utilizzo sono le OLLO Audio R1.

Nelle cuffie aperte, la parte posteriore del driver comunica maggiormente con l’ambiente circostante.
Di conseguenza, il suono tende a disperdersi più facilmente verso l’esterno, mentre i rumori ambientali possono raggiungere l’ascoltatore con maggiore facilità.
Questa caratteristica le rende generalmente meno adatte alle registrazioni microfoniche, soprattutto quando vengono utilizzati volumi di ascolto elevati.
D’altra parte, numerose cuffie aperte sono progettate per il mixing e l’ascolto critico.
Non significa che siano necessariamente più precise delle cuffie chiuse, ma che la loro architettura offre ai progettisti possibilità differenti nella gestione del comportamento acustico.

Le cuffie semiaperte adottano una configurazione che si colloca tra quelle aperte e quelle chiuse.
Non esiste però un comportamento universale associato a questa definizione.
Due cuffie semiaperte possono presentare livelli di isolamento, dispersione sonora e caratteristiche acustiche molto differenti.
Le OLLO Audio S5X, per esempio, utilizzano un’architettura semiaperta e sono destinate principalmente al mixing e all’ascolto critico.
Non sono quindi progettate per garantire lo stesso isolamento di un modello chiuso dedicato alla registrazione.

La risposta in frequenza descrive il comportamento di una cuffia alle diverse frequenze sonore.
Le frequenze basse comprendono elementi come la cassa e il basso elettrico, quelle medie sono fondamentali per la riproduzione delle voci e di numerosi strumenti, mentre le frequenze alte contribuiscono alla percezione di attacco, brillantezza e dettaglio.
Molte cuffie dichiarano intervalli particolarmente estesi, per esempio da 5 Hz a 22 kHz.
Ma questo numero, da solo, racconta molto poco.
Una cuffia potrebbe riprodurre tutte queste frequenze enfatizzando eccessivamente i bassi oppure attenuando alcune regioni della gamma media.
Per comprendere realmente il suo comportamento è quindi necessario osservare il grafico della risposta in frequenza, considerando anche il metodo di misurazione utilizzato.
La scelta dipende soprattutto dalle attività che dobbiamo svolgere.
Per registrare voci e strumenti attraverso dei microfoni, una cuffia chiusa rappresenta generalmente la soluzione più indicata, perché contribuisce a limitare la dispersione sonora.
Per il mixing e l’ascolto critico possiamo invece valutare cuffie aperte, semiaperte oppure chiuse specificamente progettate per questo scopo.
La distinzione fondamentale non riguarda quindi quale architettura sia migliore in assoluto, ma quale sia più adatta alle nostre esigenze.
È proprio per questo motivo che, per il progetto Zero dB, abbiamo scelto di utilizzare due modelli differenti: le OLLO Audio R1 per il monitoring durante le registrazioni e le S5X per il mixing e l’ascolto critico.
Due cuffie progettate per rispondere a esigenze differenti, che ci permetteranno di affrontare le varie fasi della produzione musicale con strumenti dedicati.